07 luglio 2021

Piccole Dolomiti, un paradiso per chi ama la bici

by Fulcrum Wheels
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Su queste montagne sono innumerevoli le opportunità su strada e off road: vi portiamo in sella con noi alla scoperta di percorsi sfidanti tra storia e natura.

Pedalare nella storia e nella natura, tra contrade dal sapore antico e in ambienti selvaggi, mettendosi alla prova in percorsi dall’alto coefficiente atletico e tecnico. Che siate amanti del road o del fuoristrada, le Piccole Dolomiti, tra le province di Vicenza, Verona e Trento, offrono tracciati che di “piccolo” non hanno nulla, anzi. Rappresentano, infatti, un’immersione completa in ciò che di meglio il connubio ciclismo-territorio sa offrire. Noi di Fulcrum le conosciamo bene: insieme al Grappa, all’altopiano di Asiago e ai Berici, sono, infatti, uno dei terreni in cui ci avventuriamo nei weekend e, per primi, testiamo le nostre ruote. 
I confini geografici? Da est a ovest la Catena delle Tre Croci, il Massiccio del Carega, la Catena del Sengio Alto e il Massiccio del Pasubio. In mezzo, una serie di lembi collinari che si allungano verso la pianura vicentina. Strade asfaltate, carrarecce, mulattiere, strade militari e sentieri fanno di questo territorio un vero paradiso per gli amanti della bici, in tutte le sue declinazioni.
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Recoaro Mille e Passo di Campogrosso: dove la strada s’impenna
Se il Giro d’Italia ha più volte visitato il Monte Grappa e l’Altopiano dei Sette Comuni, ciò non significa che le salite delle Piccole Dolomiti siano meno appetibili per chi predilige il ciclismo su strada. Memorabile fu la tappa che si concluse a Schio nel 1998 (l’anno della vittoria di Marco Pantani): nella discesa dal Passo dello Zovo, resa viscida dalla pioggia, il campione di Cesenatico cadde e, con lui, finì a terra anche uno dei principali rivali, lo svizzero Alex Zülle. Fortunatamente nessuna conseguenza, ma quella caduta fece tremare i tifosi del Pirata.
Partiamo proprio da qui per il nostro viaggio tra alcune delle migliori salite della zona. Lo Zovo (SP 45) dal versante di Schio è lungo 6 km, con una pendenza media del 7% e una massima del 15%. Si scollina a 631 m e si scende a Valdagno. Per tornare a Schio le alternative sono molte: la più breve è quella che, passando per Recoaro Terme, affronta il facile Passo Xon; in 4 km si superano 200 m di dislivello e si può godere di una stupenda visuale su tutte le Piccole Dolomiti. Ne vale la pena.
Per i più allenati, le varianti, più o meno toste e più o meno lunghe, non mancano. Un esempio? La salita che da San Quirico di Valdagno porta a Recoaro Mille (9,32 km e pendenza media del 7,3%). Da qui si può poi scendere a Recoaro Terme. Partendo dalla località termale, sono molto gettonate le ascese al Rifugio Battisti e al Rifugio Campogrosso “Toni Giuriolo”. La prima (10,2 km e pendenza media dell’8%) conduce al cospetto della Catena delle Tre Croci, in un panorama alpino mozzafiato. Non è da meno, per spettacolarità e difficoltà, la salita al Passo di Campogrosso (1.460 m) attraverso l’abitato di Merendaore: 11 km per 1.000 metri di dislivello e punte, proprio in prossimità di Merendaore, del 10/15%. Lo scenario, però, una volta giunti al Passo, ripaga completamente per la fatica fatta: a ovest la maestosità del Carega, a est l’aspetto tipicamente dolomitico, con le sue pareti a strapiombo, della Catena del Sengio Alto.
 
Pian delle Fugazze, Xomo e Passo della Borcola: al cospetto del Pasubio
Rifocillatisi al rifugio, sconfinando in Trentino si può proseguire per la Strada delle Sette Fontane (è chiusa al traffico, ma occhio ai tanti escursionisti) e arrivare così al Passo Pian delle Fugazze (1.163 m), che divide il Sengio Alto dal Pasubio. Con una deviazione, si può raggiungere il Sacrario militare del Monte Pasubio, che domina la Val Leograe raccoglie le salme di oltre cinquemila caduti nella Prima guerra mondiale, oppure scendere direttamente a Schio lungo la SP 46. In senso contrario, la salita che da Valli del Pasubio porta al Pian delle Fugazze è lunga 11,6 km e ha una pendenza media del 7,1%.
Sempre dalla SP 46, in località Ponte Verde, si dirama la salita che porta al Passo Xomo (1.059 m), famoso come punto di accesso per la Strada delle 52 Gallerie, imponente opera di ingegneria militare realizzata dall’esercito italiano durante la Grande guerra. A dispetto del nome, è percorribile solo a piedi, trattandosi a tutti gli effetti di un sentiero di montagna. Se si parte da Schio, sono oltre 22 i km per raggiungere lo Xomo, mentre da Posina i km sono 6,8, con pendenza media del 7,6%.
Proprio Posina è il via di un’altra salita piuttosto temibile, il Passo della Borcola (1.207 m), che, di fatto, delimita a est le Piccole Dolomiti: questa asperità misura 9,3 km, con una pendenza media del 7,2% e una pendenza massima del 15%.
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Per chi predilige Mtb e gravel
Se, invece, Mtb e gravel sono la vostra passione, non temete: le Piccole Dolomiti hanno molto da offrire anche in questo senso. Nella fascia collinare che sta ai loro piedi sono innumerevoli le strade sterrate e i single track che consentono di raggiungere vecchie contrade dove la vita sembra essersi fermata. Se si volge lo sguardo verso nord, però, ecco aprirsi l’affascinante mondo di rocce e bastioni di cui stiamo parlando. Il bello, per gli amanti dell’off road, è che in sella si possono raggiungere i 2.000 metri delle vette più alte di questo gruppo montuoso. 
Ma andiamo con ordine e diamo un’occhiata ai principali itinerari da ovest a est. Da Recoaro Mille, seguendo in gran parte il Sentiero dei Grandi Alberi, attraverso prati, pascoli punteggiati da malghe e tratti nel bosco, si può raggiungere il Rifugio Battisti. Si tratta, di fatto, di una traversata della Conca di Smeraldo, l’anfiteatro naturale che sovrasta Recoaro Terme. Il dislivello positivo è di circa 250 metri e la lunghezza è di circa 10 km. Il dislivello diventa di 1.048 metri e i km passano a 26,6, se si decide di partire da Recoaro Terme, salire a Recoaro Mille, raggiungere il Rifugio Battisti, la frazione di Merendaore e tornare a Recoaro Terme.
L’anello del Sengio Alto, l’Ortogonale 1 e il Monte Pasubio: immersione nella storia
Spostandoci sull’Alpe di Campogrosso, si può fare l’intero anello del Sengio Alto. La Strada del Re, posta sul versante sud e chiusa al traffico, è impossibile da percorrere per le bici da corsa. Via libera, invece, a Mtb e gravel, ma attenzione: a un certo punto s’incontra il ponte tibetano, realizzato per permettere agli escursionisti di superare un versante franato. Per percorrerlo, non resta altro da fare che mettersi la bici in spalla. Superato questo tratto, comunque spettacolare, si completa l’anello su fondo asfaltato, raggiungendo il Pian delle Fugazze e percorrendo la Strada delle Sette Fontane che riporta al Passo di Campogrosso.
Da qui parte un altro itinerario dall’alto interesse storico: è l’Ortogonale 1, che arriva fino a Monteviale, alle porte di Vicenza. Sono quasi 54 km (dislivello positivo 1.790 metri, dislivello negativo 3.204 metri) lungo la linea difensiva predisposta, a partire dal 1916, sulla dorsale spartiacque tra le valli dell’Agno e del Leogra. Un viaggio tra strade e postazioni militari, dalle alte valli vicentine popolate dai discendenti dei Cimbri fino alla pianura veneta.
E poi c’è il Monte Pasubio, con un altro giro super-classico. Partenza dal Pian delle Fugazze, salita lungo la strada sterrata della Val di Fieno fino alla Galleria d’Havet, da cui parte la Strada degli Eroi, chiamata così perché sulla parete rocciosa sono collocate le targhe in onore delle 12 medaglie d’oro al valor militare che combatterono sul Pasubio durante la Grande Guerra. La strada, a strapiombo sulla Val Canale, conduce ai 1.928 metri del Rifugio Achille Papa. L’anello si completa percorrendo in discesa la Strada degli Scarubbi, che arriva fino a Bocchetta Campiglia. Da lì si raggiunge il Passo Xomo, si scende a Ponte Verde e si risale al Pian delle Fugazze lungo la SP 46. In totale sono 28,8 km, per un dislivello positivo di 1.639 metri. Ma, ovviamente, si può fare di più: partenza da Schio e salita al Passo Xomo percorrendo la strada che inizia a Santa Caterina del Tretto; imboccando la Strada degli Scarubbi, si completa il giro al contrario. Alla fine il contachilometri segna 50 km e un dislivello positivo di 1.744 metri. Non male.
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