12 aprile 2021

In Constant Competition

Testi di Fulcrum Wheels, Immagini di Tornanti.cc
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La storia di Jacopo Lahbi e la sua sfida di scalare non-stop tutte le 10 salite del Monte Grappa. 455 km e 16,500 m di dislivello positivo, tutti in una volta!

Dalla pista di atletica alla bicicletta per il Brevetto del Grappa: in sella per conquistare le dieci salite di un Tempio del ciclismo.

Eclettismo e multipotenzialità nello sport valgono doppio: perché riguardano il corpo e la mente e sono doti non così comuni.
Prendiamo Remco Evenepoel, il nuovo fenomeno del ciclismo mondiale: eccellente calciatore fino a 16 anni (nelle giovanili di Anderlecht e Psv Eindhoven e capitano dell’Under 16 del Belgio), sceglie la bicicletta solo nel 2017 e da Juniores vince tutto. Ma gli esempi sono anche a poca distanza da noi.
È il caso di Jacopo Lahbi, ventisettenne promessa veneta di un’atletica leggera italiana in cerca di rilancio dopo anni bui.
La genetica non mente: mamma pallavolista, papà Faouzi mezzofondista di valore internazionale, bronzo sugli 800 metri piani ai Mondiali indoor del 1987. Anche Jacopo è un ottocentista.
Dal 2014 al 2017 studia e si allena negli Stati Uniti, alla University of Alabama. Poi torna in Italia e continua a inseguire il sogno olimpico. Vi state chiedendo cosa c’entri la bicicletta in questa storia?
La soluzione è alla pagine successiva.

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Dal sogno di Tokyo al Brevetto del Grappa.

Quella del 2020, come noto, doveva essere l’estate delle Olimpiadi di Tokyo: un sogno inseguito a lungo, quello dei Giochi Olimpici, da parte di Jacopo, ma che finora non si è realizzato, lasciando come apice della carriera una semifinale agli Europei di Amsterdam nel 2016. L’amore per lo sport è autentico e glielo si legge in faccia: il tartan della pista di atletica come terreno privilegiato, la bicicletta come passione innata.
Galeotta, per l’impresa di cui parliamo, è stata un’uscita in bici in una calda giornata di giugno con noi di Fulcrum.
Quasi per scherzo, abbiamo lanciato all’amico Jacopo una sfida: ottenere il Brevetto oro del Monte Grappa in modalità non stop, tutta d’un fiato. Riconoscimento attribuito a chi riesce a fare tutte le dieci salite che portano alla cima più alta dell’omonimo massiccio delle Prealpi Venete. Neanche il tempo di dire «Ok, lo faccio» che il sorriso già celava la risposta: sfida accettata.
Un mese per abbozzare la preparazione e recuperare la bici giusta e poi via, in una torrida giornata di fine di luglio, tra i percorsi di queste dieci strade infinite e così diverse tra loro che portano in vetta. Le salite? 11, a ben vedere: già, infatti, il passare da un vecchio telaio da corsa, rotto e in riparazione, a uno nuovo e far visita al biomeccanico per scoprire la posizione corretta in sella e le giuste misure hanno fatto parte della prova. Ma, alla fine, missione compiuta: 454 km totali in poco più di 31 ore pedalate; oltre 16 mila metri di dislivello complessivo e circa 19 mila calorie bruciate; velocità media di 14,5 km/h e punta massima di 71 km/h
Non male.

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Il fascino della geografia, il peso della storia: l'unicità del Grappa.

Anche perché il Grappa è un unicum nel panorama nazionale e non solo: amato e rispettato dai ciclisti, anche grazie alla vetrina del Giro d’Italia. Non è un passo, ma un monte. Non s’innalza partendo da un panorama alpino, ma dalla pianura. Si erge solitario, da 200 a 1.750 metri, regalando orizzonti e panorami unici.
Tre province (Vicenza, Treviso, Belluno), una sola vetta, da cui si può scorgere il campanile di San Marco a Venezia. Il Grappa è geografia e storia: quella del ciclismo, avendo incoronato fior di campioni, da Bartali a Nibali, e quella con la S maiuscola, essendo questi i luoghi della Grande Guerra. Sono passati cent’anni e il sacrario militare che accoglie chi arriva in vetta è lì a raccontare che i fatti di un secolo fa non sono fiction, ma pura, cruda realtà.
Non è esagerato dire che il Grappa è il ciclismo: quello pro degli assi delle due ruote, ma anche quello di chi sui pedali ci va per diletto, degli appassionati di ogni età che scelgono di partire al mattino presto, quando s’incontrano poche macchine e il sole è meno forte. Ognuno con il suo ritmo, ognuno con la stessa meta. Ma l’aspetto che rende il Grappa unico sono le sue tante facce e personalità. Sono ben dieci, infatti, le strade che conducono in vetta, ognuna con caratteristiche e peculiarità uniche.
Non è per principianti, ma può essere sogno di tutti. Il Brevetto nasce proprio per questo: un timbro a ogni salita, una stella al merito per premiare fatica e coraggio.

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Tutte le strade portano in cima, ma…

Sogno di tutti, si diceva, quello della “conquista” del Grappa. Da 10 e lode, se si riescono a fare tutte le salite che portano in vetta: diverse, attraenti, sacre. La distanza da coprire è simile, tra i 20 e i 30 km, ma il format cambia parecchio. La salita più agile, vista in più occasioni anche al Giro d’Italia, è quella che da Romano d’Ezzelino (VI) sale a Cima Grappa dalla Strada Cadorna: 27 chilometri, con pendenza media del 6% e punte massime del 10%; entry level sì, ma di qualità già alta. Consigliabile partire presto al mattino, perché le auto poi abbondano. Le prove più toste? Il Salto della Capra, da Fietta (TV); la Strada degli Alpini da Possagno (TV), la più impegnativa, a detta di Jacopo; la Chiesa Nuova San Luigi, che parte dal versante nord, dal comune di Seren del Grappa, nel Bellunese. Per tutte pendenza massima del 20%. Così come per la Strada del Col dei Prati, da Cismon del Grappa (VI): una salita unica, vietata alle auto, con un paio di chilometri di strada bianca in grado di esaltare e accentuare il sapore di avventura. Quando la strada sale – sostiene Eddy Merckx – non ti puoi nascondere. E il Grappa, con i continui cambi di pendenza, fino alle punte massime, che ti mettono in difficoltà impedendoti di trovare il ritmo giusto, è lì a dimostrarlo. 
Provare per credere.

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