07 aprile 2022
Feel The Race: Smelling Flanders
Immagini di Federico Damiani
Il giro delle Fiandre è un essenza complessa che richiede tanti ingredienti diversi. I migliori ciclisti del mondo, le strade della campagna belga, il pubblico più caldo di tutta la stagione, la storia del ciclismo.
Il Fiandre è il profumo di aria pulita respirato a pieni polmoni dai tifosi quando si apre la porta del camper la mattina presto, già in posizione per vedere la gara.
È l’odore di canfora e della crema riscaldante prima della partenza.
È la puzza di gas di scarico delle moto che ti impasta la bocca e ti fa tossire mentre sali su un muro in ciottoli al 20%.
È il profumo di papaveri di campo e dei fiori ai balconi delle case rosse, tutte uguali, attraverso cui si passa un milione di volte prima del rettilineo infinito che porta a Oudenaarde.

Il Fiandre è il profumo di incenso e delle candele tipiche di un luogo sacro come il Kappelmuur e della chiesa più famosa del ciclismo. Un profumo che accompagna un rito che si ripete tutti gli anni, sempre uguale a se stesso e sempre diverso nelle sue sfumature.
È l’odore del malto della birra belga. Doppio, triplo. Forte, corposo, complesso. Di quelli che in un pub ti fanno capire subito, senza guardare, che hanno proprio quella birra attaccata alla spina. Un odore che ti fa sorridere, perché è la tua birra preferita, ma che ti fa anche pensare che sarà una serata complicata.
È sempre il profumo di birra che scorre a fiumi tra il pubblico sui Muri. Un odore che di ora in ora diventa più insistente, perché la birra è tanto nei bicchieri quanto sui vestiti della gente e sui prati dietro le transenne. Tra le spinte e il tasso alcolico che cresce non è sempre semplice fare buon uso di ciò che si è appena comprato al bar o si è comprato da casa.

È l’odore dolce del cioccolato e dello zucchero a velo su un waffle ma è anche l’odore di fritto delle patatine e del fumo di grasso bruciato delle griglie accese senza troppa cura.
Il Fiandre è la puzza di letame dei campi attraversati dalla corsa. Una sorta di contrappasso per poter godere di uno spettacolo simile.
Il Fiandre di quest’anno è l’odore di bruciato che inizi a sentire quando ti fermi in volata a costo di far rientrare i due da dietro. È lo stesso odore di bruciato che inizi a sentire durante un BBQ: un minuto prima la carne è cruda, un minuto dopo è carbonizzata. Per vincere una volata al Fiandre serve cogliere l’attimo giusto.

Per Tadej Pogacar è come l’odore di tartufo. Quando lo senti la prima volta può quasi dare fastidio, ma appena ti abitui diventa l’odore migliore del mondo. Basta farci l’abitudine e lui ha la faccia di uno che ci si abituerà molto presto.
Per Van der Poel è l’odore del vino in conferenza stampa, dopo la doccia sul palco. Un odore che non è proprio piacevole da avere addosso ma infondo che ti importa? Hai appena vinto un Giro delle Fiandre.
È un profumo complesso e costoso. Ognuno ne ha uno diverso, tutti ne abbiamo uno che utilizziamo solo nelle grandi occasioni e agli appuntamenti importanti. Il Fiandre è uno di questi. Che tu sia un corridore o un appassionato, è un appuntamento da non perdere. Il primo delle tre settimane più importanti del calendario ciclistico.
